UGC significa User Generated Content: contenuti (video, foto, recensioni) creati da persone reali e non dal brand. Nelle inserzioni funzionano perché assomigliano ai contenuti che le persone vedono ogni giorno nel feed, quindi tendono a sembrare meno una pubblicità. Per un e-commerce o un brand sono un modo concreto per testare creatività nuove senza organizzare un set professionale.
Cosa significa User Generated Content
Il termine indica qualsiasi contenuto prodotto da un utente, un cliente o un creator che parla di un prodotto o di un servizio con parole e immagini proprie. Non nasce da un copione aziendale e non ha l’aspetto di uno spot.
Alcuni esempi:
- un cliente che pubblica un video di unboxing del pacco ricevuto;
- una recensione filmata con il telefono, in cui si mostra come si usa il prodotto;
- un “prima e dopo” condiviso nelle Storie con il tag del brand;
- un video girato da un creator che prova il prodotto e lo racconta alla sua maniera.
Il punto comune è lo stile. Il linguaggio è quello di chi parla a un amico, l’inquadratura è quella di uno smartphone e la luce è spesso quella di casa.
UGC spontaneo e UGC commissionato: le differenze
Quando si parla di UGC si mescolano due cose diverse. Conviene tenerle separate, perché cambiano i tempi, il controllo che hai sul risultato e gli aspetti legali.
UGC spontaneo
È il contenuto che un cliente crea di sua iniziativa e pubblica sul proprio profilo. Non lo hai chiesto e non lo hai pagato.
- Vantaggio: è una forma di passaparola molto diretta.
- Limite: non puoi pianificarlo. Arriva quando arriva, in quantità e qualità variabili.
- Attenzione: per usarlo in una campagna a pagamento serve il permesso esplicito di chi l’ha creato. Il fatto che sia pubblico non basta.
UGC commissionato a creator
Il brand ingaggia uno o più creator e concorda con loro un brief. Il creator gira il video con il suo stile, di solito con il telefono, e lo consegna per l’uso pubblicitario.
- Vantaggio: puoi pianificare quanti video ottenere, su quali temi e con quali messaggi. Puoi anche chiedere più varianti da confrontare tra loro.
- Limite: resta un contenuto commissionato, quindi va gestito con trasparenza (ne parliamo più sotto).
- Attenzione: prima di partire definisci per iscritto dove e per quanto tempo puoi usare i video.
Per un e-commerce che vuole testare creatività nuove, la strada più pratica è quasi sempre quella commissionata. Ti serve un flusso regolare di materiale, non quello che capita. Il contenuto spontaneo resta un ottimo complemento da raccogliere e, se i clienti sono d’accordo, riutilizzare.
Perché i video in stile autentico funzionano nelle Meta Ads
Non esiste una regola che valga per ogni brand, e diffida di chi promette risultati garantiti con l’UGC. Ci sono però ragioni solide per cui questo stile tende a funzionare bene nel feed di Facebook e Instagram.
- Non sembra una pubblicità. Chi scorre il feed riconosce spesso uno spot patinato e può saltarlo. Un video che sembra girato da una persona comune ha più possibilità di fermare lo sguardo.
- Mostra il prodotto in uso. Vedere una persona che lo usa risponde alle domande pratiche: com’è fatto, quanto è grande, come si usa, che risultato dà.
- Ha il valore della prova sociale. Se a parlare è una persona e non il brand, il messaggio pesa di più. È come una recensione in video.
- È nel formato giusto. I video girati con il telefono sono già verticali e pensati per lo schermo piccolo, dove la maggior parte delle persone guarda le inserzioni.
Le buone pratiche più diffuse per i video in inserzione su mobile vanno nella stessa direzione: mettere la parte più interessante nei primissimi secondi, usare il formato verticale o quadrato e far comparire presto il prodotto o il brand. Verifica sempre le indicazioni aggiornate nella documentazione ufficiale di Meta. Sono regole che i video UGC rispettano quasi per natura, ma che vanno comunque curate nel brief.
Se vuoi approfondire il formato verticale breve, leggi il nostro articolo su perché usare gli Instagram Reel nella strategia di marketing.
Come si struttura un video UGC per le inserzioni
Un buon video UGC non è improvvisato. Lo stile è spontaneo, ma dietro c’è un brief preciso. Uno schema semplice funziona così:
- Apertura (primi secondi): un problema, una domanda o una scena che fa fermare il pollice.
- Centro: il prodotto in uso, con un esempio concreto e un beneficio chiaro.
- Chiusura: un invito semplice, per esempio guardare il prodotto sul sito o provarlo.
Pensa anche a chi guarda senza audio. Sottotitoli e testo a schermo aiutano molto. Per variare l’apertura, chiedi al creator più versioni dello stesso video con inizi diversi.
Quali formati UGC testare per primi
Se parti da zero, non servono decine di idee. Bastano tre o quattro formati diversi da confrontare:
- Unboxing: adatto a prodotti fisici e a e-commerce con packaging curato.
- Recensione onesta: il creator racconta pregi e dettagli, senza leggere un testo.
- Problema e soluzione: parte da una difficoltà quotidiana e mostra come il prodotto la risolve.
- Tutorial breve: spiega come si usa il prodotto in pochi passaggi.
- Risposta a un dubbio frequente: prende una domanda che arriva spesso al servizio clienti e ci risponde.
Partnership Ads: usare il profilo del creator
Con le Meta Ads puoi pubblicare il video in due modi. Il primo è l’inserzione dal profilo del brand. Il secondo sono le Partnership Ads, in cui l’inserzione esce con il nome del creator, tramite l’etichetta di collaborazione a pagamento.
Perché funzioni, il creator deve autorizzare l’uso del contenuto come inserzione. Questo si fa da Instagram o da Meta Business Suite. Se punti su questo formato, chiarisci l’aspetto nell’accordo fin dall’inizio, così eviti blocchi a campagna già pronta. Meta aggiorna spesso strumenti e procedure, quindi controlla sempre la documentazione ufficiale di Meta Business prima di partire.
Come testare l’UGC nelle tue campagne
L’UGC dà il meglio quando lo tratti come un test e non come una scommessa. Un metodo ordinato:
- Definisci un’ipotesi. Per esempio: “il formato problema e soluzione porta più clic dell’immagine statica”.
- Cambia una sola cosa per volta. Apertura, creator o formato. Se cambi tutto, non capisci cosa ha funzionato.
- Usa lo stesso pubblico e lo stesso obiettivo per i contenuti che vuoi confrontare.
- Lascia girare abbastanza a lungo. Decidere dopo poche ore, con pochi dati, porta a conclusioni sbagliate.
- Guarda le metriche giuste. Per capire se il video cattura l’attenzione guarda quanto viene visto e il tasso di clic. Per capire se vende, guarda il costo per acquisto o per contatto.
- Rinnova. Una creatività che funziona si consuma. Tieni sempre qualche nuova variante pronta.
Se vuoi inquadrare questi formati nel contesto più ampio del settore, trovi un quadro generale nel nostro articolo sui trend dei social media e le strategie per il tuo business.
Trasparenza e diritti: cosa controllare
Un video commissionato a un creator è un contenuto promozionale e va trattato come tale. In Italia l’AGCOM si è espressa con linee guida e un codice di condotta per gli influencer. Nelle sue FAQ ufficiali sul tema, pubblicate sul sito AGCOM, chiarisce che non esiste una soglia minima di compenso o di valore dell’omaggio. Davanti a un beneficio scatta l’obbligo di rendere il contenuto riconoscibile come comunicazione commerciale.
In pratica, prima di pubblicare conviene definire per iscritto:
- come verrà segnalata la natura pubblicitaria del contenuto;
- per quanto tempo e su quali canali puoi usare i video;
- cosa può e non può dire il creator sul prodotto, evitando promesse non dimostrabili;
- per l’UGC spontaneo, il consenso esplicito di chi ha creato il contenuto.
Queste sono indicazioni generali e non un parere legale. Per casi specifici, come settori regolamentati o creator con molti follower, confrontati con un professionista.
I limiti dell’UGC
L’UGC non sostituisce tutto il resto. Ha dei limiti da conoscere prima di investire:
- non risolve un’offerta debole, una scheda prodotto confusa o un sito lento;
- la resa dipende dal prodotto, dal pubblico e dalla qualità del brief;
- un video girato male, senza audio chiaro o con luce scarsa, non ha il fascino dell’autenticità, ha solo l’aria di un video trascurato;
- funziona meglio insieme ad altri contenuti: foto prodotto curate, video di marca, testimonianze scritte.
Da dove iniziare
Parti in piccolo: un prodotto, due o tre creator, tre o quattro varianti di video, un test ordinato. Se non hai ancora esperienza con creator, brief e Meta Ads, puoi appoggiarti a chi lo fa ogni giorno. Il nostro servizio di contenuti UGC con creator per brand ed e-commerce ti aiuta a trovare i creator giusti, impostare il brief e portare i video nelle campagne.
Vuoi capire se l’UGC è adatto al tuo prodotto? Richiedi una consulenza gratuita: guardiamo insieme il tuo e-commerce e le tue campagne e ti diciamo con onestà da dove conviene cominciare.
Domande frequenti
Cosa significa UGC?
UGC sta per User Generated Content, cioè contenuto generato dagli utenti. Sono video, foto o recensioni creati da clienti o creator e non dal brand, con uno stile spontaneo e vicino a quello dei social.
Che differenza c’è tra UGC e contenuti di un influencer?
L’influencer porta il proprio pubblico e la propria immagine, e il valore sta nella sua audience. Con l’UGC conta soprattutto il contenuto: il creator realizza video che il brand usa nelle proprie pagine e nelle inserzioni, anche senza che abbia molti follower.
Posso usare le foto e i video dei clienti nelle mie inserzioni?
Solo con il loro consenso esplicito. Il fatto che un contenuto sia pubblico sui social non ti autorizza a usarlo in una pubblicità. Chiedi l’autorizzazione per iscritto e indica dove e come lo userai.
L’UGC funziona anche per i servizi e non solo per i prodotti?
Sì, ma cambia il formato. Per un servizio funzionano meglio testimonianze, racconti di un’esperienza e risposte a dubbi frequenti, perché non c’è un oggetto da mostrare. Anche qui conviene partire con un test limitato.

